A Roma il sit-in di sindacati e lavoratori del turismo: “Pronti allo sciopero della fame”

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ROMA – Duecentoquarantadue licenziamenti pronti a scattare a breve. Un tavolo in corso, questo pomeriggio presso la sede della Federalberghi, per evitare almeno i 164 previsti dal managment dello Sheraton. E decine di lavoratori in presidio a villa Borghese, sul piazzale che si trova proprio davanti all’entrata del palazzo dell’associazione di categoria dove si sta consumando la trattativa, a chiedere insieme a Cgil, Cisl e Uil il mantenimento dei posti di lavoro per i dipendenti a rischio dei tre hotel al centro della vertenza: il Cicerone, il Majestic e lo stesso Sheraton.

È stato un pomeriggio di lotta quello di oggi per i lavoratori del comparto turismo di Roma. Con alcuni dipendenti che hanno annunciato di essere pronti “allo sciopero della fame per salvare il posto di lavoro”.

La vicenda è nota: Sheraton, Majestic e Cicerone, chiusi da tempo a causa degli effetti della pandemia, hanno recentemente annunciato rispettivamente 164, 47 e 31 licenziamenti in vista dei lavori di ristrutturazione delle relative strutture. Lo Sheraton ha una previsione di riapertura per marzo 2023, il Cicerone entro il 2022 mentre il Majestic, a quanto filtra da fonti sindacali, sarebbe stato venduto ad un fondo ancora non identificato che poi dovrebbe affidare la futura gestione ad un nuovo gruppo alberghiero. Le tre strutture non chiuderanno, per questo i sindacati hanno chiesto alle proprietà, questo pomeriggio, di fermare i licenziamenti. E con loro anche gli assessori comunali al Lavoro, Claudia Pratelli, e al turismo, Alessandro Onorato, e quello regionale al Lavoro, Claudio di Berardino, scesi in piazza con i lavoratori.

“Gli strumenti per gestire questa crisi, che oggettivamente c’è- ha spiegato, Alessandro Russo della Filcams Cgil- esistono. Queste strutture riapriranno, si sa già. Non chiuderanno per sempre. Serve uno strumento di coercizione per evitare che chi ci vuole marciare ci marci. Noi chiediamo il blocco delle procedure di licenziamento e la reintroduzione degli ammortizzatori Covid per questa categoria nello specifico. Siamo di fronte a tre vertenze che possono aprire una strada negativa, che è quella della sostituzione di lavoratori contrattualizzati con nuovi precari. Una scelta chiara per indebolire diritti”.

Claudia Delfini, della Fisascat Cisl Roma e Rieti, ha spiegato che l’obiettivo è quello di “trovare soluzioni alternative percorribili per tutelare e proteggere il settore. Crediamo che al tavolo si possano trovare perché la pandemia è chiaramente un’alibi”. Della stessa idea anche Roberta Valenti, segretario regionale della Uiltucs. “Siamo nell’ambito di un esame congiunto di tre procedure. L’esame congiunto, per legge, deve trovare soluzioni alternative. Purtroppo, invece, registriamo che in modo notarile le tre aziende stanno procedendo solo ai licenzimenti, svuotando la funzione stessa dell’esame congiunto. Si vogliono liberare della zavorra dei lavoratori. Ma la ripresa del turismo non passa dal liberarsi della zavorra dei lavoratori bensì dal rilancio, anche attraverso i fondi europei. Noi ci metteremo di traverso in tutti i modi. E ricorderemo a questi signori che i fondi li puoi prendere solo se garantisci l’occupazione. Intanto registriamo la sensibilità del Comune e della Regione Lazio ad aprire un tavolo di crisi. Vediamo cosa rispondono i datori di lavoro”.Proprio il Comune di Roma e la Regione Lazio erano presenti fisicamente al sit in di oggi. “Servono risposte straordinarie- ha spiegato Pratelli- Questa questione ci interroga su due piani: la tenuta del settore, e su questo abbiamo lanciato un allarme. E poi il piano occupazionale su cui noi siamo assolutamente preoccupati”.

Per Di Bernardino “c’è piena sintonia con il Comune e con le parti datoriali. Questa mattina abbiamo scritto ai ministri competenti per mettere in evidenza le questioni degli ammortizzatori sociali e degli aiuti attraverso le coperture economiche. Lunedì in occasione della conferenza delle Regioni porremo il tema anche agli altri assessori. Percorreremo tutte le azioni per evitare i licenziamenti, anche attraverso i tavoli regionali”.

Loro, i lavoratori, intanto hanno annunciato di non voler mollare e di essere pronti ad altre azioni. “Siamo troppo vecchi per cambiare lavoro e troppo giovani per la pensione. Abbiamo quasi tuti famiglia e mutuo a carico. Difenderemo il nostro posto di lavoro con i denti”.

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