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Biennale Teatro, l’Amleto di Boris Nikitin: punk e contemporaneo

Video NewsBiennale Teatro, l'Amleto di Boris Nikitin: punk e contemporaneo

Hamlet, opera ibrida e multiforme costruita sul performer Meding

Venezia, 10 lug. (askanews) – “Non l’allestimento di un dramma di Shakespeare, piuttosto un’appropriazione”. Così Boris Nikitin, regista e drammaturgo svizzero, parla del suo “Hamlet”, portato in scena alla Biennale Teatro di Venezia. Un’opera ibrida e multiforme, costruita intorno a un protagonista totalizzante e molto amletico, perfettamente calato nelle incertezze ontologiche della contemporaneità. “Questo Amleto – ha spiegato Nikitin ad askanews – in un certo senso è un ritratto del performer, Julia*n Meding, che è un artista, ma anche un musicista electro punk e abbiamo usato la sua personalità, mischiata con quella di Amleto, quindi ne esce un personaggio che è Julia*n e Amleto allo stesso tempo”.Costruito con immagini e musica, drammaticamente legato al corpo e alle parole del protagonista, lo spettacolo prende la forma di una grande confessione sull’idea dell’identità come qualcosa di cangiante e molteplice, che dell’Amleto shakespeariano assume, per così dire, la postura di fronte al mondo e all’idea stessa di un teatro che qui vive di musica, di film, di interazioni continue con la scena e con ciò che sta al di là del palco. “Tutto ruota intorno alla domanda, che è cruciale nell’Amleto di Shakespeare, cioè cosa sta realmente succedendo in quella persona – ha aggiunto il regista – sta recitando o è realmente pazzo? Quindi ci chiediamo che cosa sia la realtà che stiamo vedendo”.E in questo senso l’opera assume una connotazione “totale”, ma in un senso più che altro Brechtiano, e arriva a coinvolgere direttamente lo spettatore, a cui sono demandate, per così dire, le conclusioni, per quanto possibile. “Il pubblico – ha concluso Boris Nikitin – è il viaggiatore che affronta questa avventura e che, alla fine, la rende possibile”.E proprio l’idea di possibilità è quella che rimane più addosso al temine degli oltre 90 minuti dello spettacolo: le possibilità del teatro di prendere nuove strade; le possibilità interpretative di un performer e del suo corpo, che prende possesso di un personaggio, come il principe Amleto, che in fondo viveva tutto dentro le speculazioni della propria mente; le possibilità di essere ancora una volta a Venezia, dentro quell’universo multidisciplinare che è la Biennale, e trovare occasioni per stupirsi di fronte alle potenzialità dell’arte. (L.M)

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