Bologna, meglio un sindaco ‘bulgnaiṡ’ o international? Sermenghi e Trombetti a #mandaloadire

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Montaggio video di Davide Landi

BOLOGNA – La città descritta in tre parole e altre tre per indicare come dovrebbe essere o come la si vorrebbe. Poi, una cosa da salvare e una da cambiare nei prossimi cinque anni. Infine, una proposta per rilanciare la città dopo il Covid e, immancabilmente, il pronostico su chi sarà il prossimo sindaco di Bologna. Cinque domande in tutto: cinque domande per “#mandaloaDiRE”, la rubrica-format che l’Agenzia Dire avvia in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna.

Gli ospiti del terzo appuntamento sono l’animatore di ‘Bologna forum civico’ Stefano Sermenghi e Giovanni Trombetti, direttore di Bologna Welcome.

SERMENGHI: “VA CAMBIATA TOTALMENTE LA CULTURA DELLA DIVERSITÀ”

di Mirko Billi

Bologna è “una città in cui si vive bene, ma dove si potrebbe vivere meglio. Una città dove non tutti possono avere iniziativa perché troppo spesso viene detto di no a chi non fa parte del gruppo degli amici degli amici”. Ma non tutto è da ‘buttare’, dice Stefano Sermenghi, ex renziano ed ex Pd, nonché già sindaco di Castenaso e oggi animatore di ‘Bologna forum civico’, il Bfc che vuol giocarsi la carta del civismo alle prossime elezioni comunali. “Da salvare c’è tutta la parte del sociale e dell’accoglienza che ha reso Bologna una città dove si può venire a star bene per chi arriva da altre parti”. Rispondendo alle domande di #mandaloaDire, la rubrica-format che la ‘Dire’ avvia sui suoi canali in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna, Sermenghi loda la Bologna “viva e vivace”, ricca di quelle “risorse infinite da mettere in rete” che poi è la ‘filosofia’ della scommessa dei civici, cioè “mettersi in rete per proporre il, meglio per i cittadini”. E questo ‘meglio’, ad esempio, passa da ciò che c’è da cambiare.

Per Sermenghi da “cambiare totalmente è la cultura della diversità. La diversità è valore se si salvaguarda la propria identità e Bologna la sta perdendo”. E per salvare “l’identità di Bologna ci vorrebbe un sindaco che potesse parlare in dialetto bolognese e, secondo noi, ‘as pol fer’”. Si può fare, insomma. E si può fare di Bologna, aggiunge l’ex primo cittadino, un “punto di riferimento” del percorso di uscita dal Covid. Come? Con il “coraggio di contemperare le esigenze. Lo è la salute, ma lo sono anche lo sviluppo e la lotta alla crisi economica”. Nel dirlo Sermenghi rileva che “chiudere bar e ristoranti lasciando i trasporti pubblici affollati è una cosa talmente sbagliata e distonica che i cittadini non capiscono, e se non capiscono c’è qualcosa che non funziona”.

TROMBETTI: “IL TURISMO DEVE ESSERE AL CENTRO DI TUTTO”

di Sara Forni

Il prossimo sindaco di Bologna? Sicuramente “dovrà essere una persona giovane che sappia comunicare con i giovani” e con “una caratura internazionale. Ci vuole un candidato o una candidata che sappiamo mettere tutto insieme per lo sviluppo continuo del nostro territorio”. È la speranza di Giovanni Trombetti, direttore di Bologna Welcome, che risponde alle domande di #mandaloaDire, la rubrica-format che la ‘Dire’ avvia sui suoi canali in vista del voto nel capoluogo dell’Emilia-Romagna. “Io ritengo che per Bologna il turismo debba essere al centro di tutto. Il turismo sicuramente è benessere, ma chi non vorrebbe vivere in una città turistica dove si ha tutto a portata di mano?”, dice Trombetti, spiegando quale dovrebbe essere il progetto su cui Bologna può investire i prossimi cinque anni.

Com’è oggi Bologna? “Finalmente turistica- risponde Trombetti- sicuramente il turismo di Bologna nell’ultimo periodo ha avuto una grossa sferzata. Il turismo che una volta a Bologna era esclusivamente fieristico e business, attualmente invece è in gran parte turistico leisure”. Ora i grandi stakeholder hanno molto interesse verso Bologna, spiega Trombetti, “tanto è vero che in estate gli stranieri hanno superato gli italiani”. Un successo dovuto certo all’ufficio turistico che dirige, ma anche “grazie alla collaborazione con Destinazione turistica”, l’ente metropolitano istituito nel 2016 dalla Regione per valorizzare il turismo di tutto il territorio e le sue specificità. “Ora l’unica cosa che gravita su Bologna è qualcosa di commerciale, perciò persone che lavorano e devono pernottare su Bologna. Penso- conclude Trombetti- che anche il 2021 sarà caratterizzato da un turismo di prossimità, con tanto outdoor”.

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