Lo ha detto il presidente dell’Unione Italiana Commercialisti in occasione dell’audizione alla Commissione Giustizia della Camera: “Serve il controllo democratico sul Consiglio nazionale”
ROMA – «Non è accettabile che un organismo che gestisce risorse degli iscritti e contributi obbligatori dei professionisti possa auto-approvarsi il bilancio senza alcun controllo democratico: è una grave anomalia che va sanata subito».
È con queste parole che Domenico Posca, presidente dell’Unione Italiana Commercialisti (Un.i.co.), interviene sul Disegno di legge di riforma dell’Ordinamento professionale dei commercialisti, in occasione dell’audizione alla Commissione Giustizia della Camera dei deputati.
L’associazione sindacale Un.i.co ha infatti segnalato una criticità rilevante contenuta nel testo del DDL, che riguarda i bilanci preventivi e consuntivi del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Cndcec).
Secondo quanto previsto dalla bozza di riforma, il Consiglio nazionale avrebbe il potere di approvare autonomamente i propri bilanci, senza alcun passaggio di verifica o approvazione da parte degli Ordini territoriali, che pure sono gli organismi che lo eleggono e lo finanziano.
Una scelta che Un.i.co definisce «inspiegabile» e in contrasto con i principi di democraticità, trasparenza e corretto controllo della spesa. Il bilancio del Consiglio nazionale, infatti, non è marginale: si parla di circa 18,5 milioni di euro di entrate correnti, con una spesa di funzionamento degli organi dell’Ente pari a 2,8 milioni di euro.
Ogni commercialista, inoltre, è tenuto al versamento di una quota annuale di 150 euro destinata proprio al Consiglio nazionale.
La situazione appare ancora più paradossale se confrontata con quella degli Ordini territoriali. I loro bilanci ammontano mediamente a poche centinaia di migliaia di euro e, soprattutto, non prevedono alcun compenso per i consiglieri.
In base all’articolo 121 del progetto di riforma, i consigli degli Ordini territoriali si limitano alla predisposizione del bilancio preventivo e consuntivo, mentre l’approvazione spetta all’assemblea degli iscritti, come è naturale che sia in un sistema improntato alla partecipazione democratica.
Diversamente, l’articolo 293 della bozza di riforma attribuisce direttamente al Consiglio nazionale il potere di approvare sia il bilancio preventivo sia quello consuntivo, configurando un’evidente difformità di trattamento e un pericoloso squilibrio istituzionale.
Per Un.i.co, è necessario armonizzare le regole e ripristinare una corretta ripartizione delle competenze. In particolare, l’associazione propone di demandare l’approvazione dei bilanci del Consiglio nazionale all’Assemblea dei presidenti degli Ordini territoriali, nel rispetto di una logica chiara: chi esige le risorse finanziarie dagli iscritti deve poter esercitare un controllo su chi le utilizza.
Non si tratta di una richiesta nuova. L’Unione Italiana Commercialisti aveva già segnalato tempestivamente questa anomalia al presidente del Consiglio nazionale, Elbano de Nuccio, e allo stesso CNDCEC durante la fase delle consultazioni.
Successivamente, con una comunicazione formale del 6 agosto 2024, Un.i.co aveva anche proposto l’inserimento nel testo di riforma di un apposito articolo istitutivo dell’Assemblea dei presidenti degli Ordini territoriali, alla quale attribuire il potere di approvare i bilanci e deliberare sugli aspetti strettamente connessi alla gestione delle risorse.
Alla luce della natura pubblicistica dell’Ente e delle esigenze di una gestione condivisa e trasparente dei fondi, l’associazione chiede ora che, nel corso dell’iter di approvazione del DDL AC 2628, venga sanato questo “vulnus” normativo.
L’obiettivo è chiaro: restituire agli Ordini territoriali il potere di approvare i bilanci preventivi e consuntivi del Consiglio nazionale, rafforzando i principi di controllo democratico, responsabilità e trasparenza nell’utilizzo delle risorse che provengono direttamente dai professionisti.

