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venerdì, Marzo 13, 2026

Dl Ucraina, ecco i tre odg ‘vannacciani’: “Stop alle armi, le risorse vadano alla sicurezza degli italiani”

PoliticaDl Ucraina, ecco i tre odg ‘vannacciani’: “Stop alle armi, le risorse vadano alla sicurezza degli italiani”

ROMA – “Interrompere immediatamente tutte le forniture di mezzi e materiali militari destinate alle autorità governative dell’Ucraina” e quindi “destinare le risorse conseguenti dal relativo risparmio di spesa al rafforzamento degli organici delle forze dell’ordine al fine di innalzare i livelli di sicurezza per i cittadini italiani”. Lo chiedono i deputati ‘vannacciani’ Edoardo Ziello, Rossano Sasso ed Emanuele Pozzolo, in uno dei tre ordini del giorno al decreto Ucraina sul quale il governo ha ieri posto la fiducia e sul quale oggi inizieranno le dichiarazioni di voto. Gli ordini del giorno in sostanza ripropongono le richieste contenute negli emendamenti, che però decadono con la fiducia. Tra le richieste al Governo contenute nel primo ordine del giorno, c’è anche quella di “desecretare le liste del materiale militare precedentemente inviato”.

Nel secondo i parlamentari di ‘Futuro nazionale’ entrano nel dettaglio e chiedono al governo di “disporre la cessazione dell’invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina, chiarendo che tale orientamento non costituisce una resa né un arretramento politico o strategico, ma un atto responsabile e consapevole volto a favorire la de-escalation del conflitto, a rafforzare gli sforzi diplomatici internazionali e a incentivare tutte le parti coinvolte a un confronto negoziale credibile; considerare la possibilità di proseguire il sostegno all’Ucraina attraverso strumenti economici, finanziari, umanitari e di cooperazione civile, con esclusione chiara e inequivocabile di forniture di armamenti, nell’ipotesi in cui si avvii, entro un termine ravvicinato nel corso dell’anno, un concreto percorso di pace tra l’Ucraina e la Federazione russa; mantenere e favorire relazioni positive e cooperative con lo Stato ucraino, promuovendo, successivamente alla cessazione del conflitto, specifiche partnership bilaterali nei settori dell’università, della sanità e dell’energia, quali ambiti prioritari per la ricostruzione, la resilienza sociale e lo sviluppo sostenibile; proseguire e rafforzare l’impegno dell’Italia nelle sedi internazionali e multilaterali, al fine di incentivare un’intensificazione degli sforzi diplomatici verso tutte le parti coinvolte, con l’obiettivo di giungere a una pace giusta, possibile e duratura; farsi parte attiva nel promuovere un coinvolgimento della Santa Sede, anche attraverso forme di cooperazione e partenariato istituzionale, al fine di favorire iniziative di dialogo, inclusa l’interlocuzione con le Chiese ortodosse, e sostenere la convocazione, in un breve lasso di tempo, di una conferenza di pace che contribuisca alla cessazione del conflitto in Ucraina; a riferire periodicamente al Parlamento sull’evoluzione del quadro politico-diplomatico e sull’attuazione degli indirizzi assunti, con particolare riguardo alla distinzione tra aiuti civili e militari”.

Nel terzo, infine, si chiede al governo di “prevedere la cessazione dell’invio di armi, mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari all’Ucraina, precisando che tale scelta non costituisce un arretramento politico o strategico, ma un atto responsabile finalizzato a favorire una riduzione delle tensioni e un rafforzamento degli sforzi diplomatici; garantire la prosecuzione del sostegno all’Ucraina attraverso aiuti civili, umanitari, economici e di cooperazione, escludendo in modo chiaro e inequivocabile il conferimento di armamenti; destinare prioritariamente i risparmi di spesa derivanti dalla cessazione delle forniture militari all’Ucraina al rafforzamento della sicurezza nazionale e al potenziamento delle Forze armate italiane, con particolare riferimento all’ammodernamento dei mezzi, alla formazione del personale, alla difesa del territorio e alla tutela delle infrastrutture strategiche; proseguire l’impegno dell’Italia nelle sedi internazionali e multilaterali per favorire una soluzione politica e negoziata del conflitto, sostenendo iniziative volte a una pace stabile e duratura; riferire periodicamente al Parlamento sull’attuazione delle eventuali misure adottate e sull’utilizzo delle risorse risparmiate, assicurando la massima trasparenza nella distinzione tra spese per aiuti civili e spese per finalità militari”.
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