Green pass per tutti i lavoratori, ‘test tampone’ durerà 72 ore

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ROMA – No al ‘tampone gratuito’ come chiesto dalla Cgil, ma in questo momento si sta vagliando l’ipotesi avanzata dai presidenti delle Regioni, che in molti dicono verrà approvata, di estendere a 72 ore la durata del test. Tra poco avrà inizio la riunione del Consiglio dei ministri che dovrà adottare le nuove misure con un proprio decreto. Si tratta del Green pass obbligatorio per tutti i lavoratori, sia del settore pubblico che del privato in vigore dal prossimo 15 ottobre. Se la persona non si presenta con la certificazione dopo 5 giorni scatterà la sospensione dello stipendio del dipendente senza green pass. Sanzioni previste anche agli imprenditori che non controllano e obbligo per le farmacie di effettuare tamponi a prezzi calmierati: 15 euro per i maggiorenni e 8 euro per i minori. Il governo ha chiesto al Parlamento di estendere l’obbligo del pass vaccinale anche alle cariche elettive (Camera e Senato per primi). Rinviata invece al 1 ottobre la decisione sull’aumento della capienza degli spettatori negli stadi e nei luoghi dove si svolgono eventi.

Dura la protesta della Cgil: “Quella sul green pass è una scelta del governo, non del sindacato, il governo ha chiamato per informare come al solito, noi abbiamo chiesto l’obbligatorietà dei vaccini” ha detto Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil a margine della assemblea dei delegati a Bologna. Per la sindacalista serve “il vaccino obbligatorio. La scelta del governo non crediamo possa essere accettabile se non si risolve il tema dei tamponi gratuiti, altrimenti si mette in discussione il diritto al lavoro. In tutti i paesi europei ci sono i tamponi gratuiti che garantiscono peraltro il tracciamento su cui l’Italia è molto indietro”. Insomma l’estensione del green pass nei luoghi di lavoro è una scelta “del governo, non condivisa da noi”.

Da registrare la dura polemica con Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, con l’ex ministra della Salute, oggi deputata Dem, Beatrice Lorenzin: “Giorgia Meloni da leader politico, prima di parlare di rapporto rischio-benefici dei vaccini e loro autorizzazione, ha il dovere di assumere informazione da tecnici che conoscono i meccanismi regolatori dei farmaci così da evitare di generare confusione su una materia delicatissima in una fase decisiva della lotta al COVID 19. Per questo consiglio a tutti di ascoltare meno certi politici e leggere invece ciò che scrivono Aifa, Ema, il ministero della Salute e il vademecum dell’ISS contro le fake news sui vaccini dove si chiarisce che ‘il sistema di farmacovigilanza per i vaccini contro il SarsCov-2 è lo stesso di tutti gli altri farmaci e vaccini già approvati in precedenza’”.

Per l’ex ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, l’uso clinico dei vaccini anti covid “è stato regolarmente autorizzato dall’Ema. Il processo di sviluppo ha subito un’accelerazione senza precedenti a livello globale, tuttavia come riporta la stessa EMA sul proprio sito ‘una autorizzazione condizionata garantisce che il vaccino approvato soddisfi i rigorosi criteri Ue di sicurezza, efficacia e qualità, e che sia prodotto e controllato in stabilimenti approvati e certificati in linea con gli standard farmaceutici compatibili con una commercializzazione su larga scala’. Il nemico è il virus, non certamente la scienza e i vaccini” ha sottolineato Lorenzin.

Da parte sua il leader della Lega, Matteo Salvini, ha reso noto che “in questi minuti ci stiamo battendo in Parlamento per garantire il diritto alla salute e il diritto al lavoro per tutti… vuol dire garantire il vaccino a tutti quelli che vogliono e possono vaccinarsi, ma vuol dire anche garantire dei tamponi gratuiti per tutti quegli operai, poliziotti, insegnanti, lavoratrici e lavoratori che ancora non sono vaccinati e che non possono essere rinchiusi in cantina. Il lavoro è sacro e ogni posto va salvato. Il vaccino è una via, il tampone è l’altra via, quindi equilibrio: salute e lavoro”, ha sentenziato il leader del Carroccio.

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