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Parità genere, “Italia indietro come mentalità, serve cambiare”

Video NewsParità genere, "Italia indietro come mentalità, serve cambiare"

Incontro con Andrea Catizone, coautrice del libro “She Leads”

Milano, 12 lug. (askanews) – Sulla reale uguaglianza tra uomini e donne in Italia c’è ancora molto da fare: il nostro Paese, infatti, è al 63esimo posto su 146 Stati, in termini di disparità di genere per partecipazione economica, livello di istruzione, salute ed empowerment politico secondo il Gender Gap Report 2022 del World Economic Forum. Eppure le condizioni per cambiare questo stato di cose, almeno a livello di leggi, ci sono. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Andrea Catizone, che insieme a Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager e 4.Manager, ha scritto il libro “She Leads – La parità di genere nel mondo del lavoro”, edito da Il Sole24Ore. “Siamo molto avanti sotto il profilo normativo, quindi sulla carta – ha detto ad askanews -. Siamo molto indietro invece sull’applicazione della normativa, perché ovviamente le leggi, come si sa, per essere efficaci, per esprimere i loro principi e i diritti che contengono devono essere applicate. Non essendoci ovviamente delle modalità per l’applicazione della normativa, anche se ovviamente ci sono delle sanzioni, ma non sempre delle modalità di applicazione, noi siamo indietro anche sotto il profilo culturale nel recepire i principi che questa normativa contiene”.Il divario, quindi, più che normativo, è culturale. “Il principio delle pari opportunità – ha aggiunto l’avvocato – è un principio costituzionale, quindi non stiamo parlando di aria fritta, stiamo parlando di applicazione della Costituzione, ecco questo ancora manca: cioè l’idea che i temi di genere non siano dei temi residuali, ma siano dei temi in primo luogo che hanno un valore economico, perché l’assenza delle donne dal mondo del lavoro determina un effetto negativo in termini economici e questi sono misurabili, sono tutti fattori misurabili e poi appunto costruire una cultura dell’inclusione e della diversità che manca nel nostro Paese”. Al momento gli studi internazionali dicono che per colmare il gender gap a livello globale servirebbero 132 anni: scenario ovviamente inaccettabile, ma la possibilità di cambiare esiste. “Io ho un grandissimo ottimismo rispetto a queste tematiche – ha concluso Andrea Catizone – perché certamente i passi in avanti si sono fatti e serve un impegno da parte dei governi, di chi decide, nel prendere sul serio queste tematiche e anche che si occupa di queste tematiche di trattarle con scientificità. Purtroppo anche in questa materia c’è molta approssimazione e tutto questo diciamo danneggia il buon esito dei risultati”.L’auspicio dunque è che anche dei temi dei diritti e del gender ci si occupi con lo stesso atteggiamento con cui ci si occupa dell’ambiente e di tutto ciò che è sostenibilità, perché poi si sta parlando della “S” di ESG, ossia la costruzione di una società moderna e realmente inclusiva.

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