Uffici di denuncia autonomi e personale specializzato: la riforma chiesta alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza
Una proposta strutturata, urgente e fondata su analisi scientifiche: la giornalista, scrittrice e presidente dell’associazione culturale Napoletanamente, Marianna Scagliola, ha presentato alla Commissione Parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza un position paper che punta a colmare una delle più gravi lacune nel sistema di tutela dei minori: l’assenza di strumenti oggettivi e inoppugnabili nella raccolta delle prove nei casi di abuso.
Il documento si basa sugli studi contenuti nel suo vademecum “Il Francese, Biancaneve e i settebello”, arricchito dalla prefazione del professor Villa, tra i massimi esperti italiani di maltrattamenti e abusi sui minori. Da queste analisi emerge una denuncia chiara: l’attuale sistema investigativo espone i minori a un elevato rischio di inattendibilità processuale, aprendo la strada alla vittimizzazione secondaria, ovvero la sofferenza aggiuntiva che deriva dal dover giustificare, ripetere o difendere la propria testimonianza senza adeguati riscontri oggettivi.
Due le proposte centrali della riforma
Videoregistrazione obbligatoria e prova certa sin dalla prima audizione
Scagliola chiede che la videoregistrazione integrale diventi obbligatoria per legge in tutti i casi di presunti abusi su minori, a partire dalla primissima audizione.
Inoltre si propone l’installazione di sistemi di videoregistrazione nei luoghi a rischio, come: case famiglia; asili nido; palestre; centri di aggregazione giovanile; comunità educative.
Il principio è chiaro: “La prova video è l’unico strumento realmente inoppugnabile” afferma Scagliola. “Oggi la discrezionalità nella raccolta delle prove favorisce l’inattendibilità della testimonianza e aumenta le sofferenze del minore. La videoregistrazione deve essere equiparata a prova certa e non ripetibile. Non può essere un’opzione, deve essere un diritto”.
Uffici di denuncia autonomi con personale ultra-specializzato
La seconda proposta riguarda la creazione di unità autonome delle Forze dell’Ordine, composte esclusivamente da personale:
formato in psicologia dell’età evolutiva; addestrato a protocolli investigative dedicati; aggiornato con formazione certificata e continua.
L’obiettivo è far sì che fin dal primo contatto la denuncia venga gestita con competenza tecnica e sensibilità umana, evitando le distorsioni che spesso – per mancanza di specializzazione – rendono fragile la costruzione delle prove.
Una richiesta di sistema: “Difendere i minori non è una battaglia emotiva, ma scientifica”
L’iniziativa, sottolinea l’autrice, non vuole essere un appello generico, ma una proposta di riforma codificata e operativa, pronta a essere tradotta in normativa. “Non basta ascoltare i bambini: bisogna proteggerli anche dal rischio che le loro parole non vengano credute. La tutela giuridica non può dipendere dalla sensibilità del singolo investigatore o magistrato”.
Per questo motivo, Scagliola chiede che la discrezionalità investigativa venga ridotta al minimo; i protocolli siano uniformati a livello nazionale;
la prova video diventi il pilastro della tutela processuale.
La “palla” ora passa al Parlamento. La sfida è etica, ma soprattutto giuridica: trasformare l’ascolto in tutela, e ridare forza ad una giustizia che non lasci soli i più fragili.

