Lo ha detto il direttore generale del dipartimento delle Finanze al ministero dell’Economia e delle Finanze al Forum nazionale dei commercialisti e degli esperti contabili, promosso da Italia Oggi
“Dal punto di vista tecnico siamo ormai molto avanti nell’attuazione piena della riforma della fiscalità locale. Il provvedimento è già stato approvato in prima lettura dal Consiglio dei ministri e ora resta un passaggio di natura politica legato all’esame in Conferenza Unificata.
Le principali difficoltà riguardano il meccanismo che dovrebbe condurre alla piena realizzazione del federalismo fiscale regionale, attraverso l’attribuzione alle Regioni di una compartecipazione al gettito di alcuni tributi erariali. Il nodo centrale è stabilire la misura di questa partecipazione e, soprattutto, verificare se sia possibile prevedere una compartecipazione ‘dinamica’, cioè legata all’andamento delle entrate tributarie, oppure se sia più opportuno fissare un tetto massimo.
Quest’ultima ipotesi appare oggi più coerente con i nuovi criteri di governance europea, che impongono il controllo della spesa su un orizzonte pluriennale, nell’ambito dei piani strutturali di bilancio”.
Lo ha dichiarato Giovanni Spalletta, direttore generale dipartimento delle Finanze del Mef, nel corso del 9° Forum nazionale dei Commercialisti ed Esperti contabili “La riforma fiscale e la legge di bilancio 2026”
“La Legge di Bilancio ha sostituito i crediti d’imposta Transizione 4.0 e Transizione 5.0 con uno strumento già noto, l’iper-ammortamento. Questa scelta – ha sottolineato Spalletta – va letta sia in funzione di una maggiore fruibilità per i contribuenti, sia nella possibilità di distribuire l’impatto finanziario sul bilancio dello Stato su un periodo pluriennale.
Ciò ha consentito di mantenere intensità di aiuto elevate e di estendere il beneficio fino al 30 settembre 2028, offrendo alle imprese un orizzonte temporale più ampio per programmare i propri investimenti. L’iper-ammortamento riguarda l’acquisto di beni strumentali, sia materiali sia immateriali.
È previsto un decreto interministeriale attuativo, già predisposto in bozza d’intesa con il Mef, che chiarisce anche la portata della clausola ‘Made in Europe’: a differenza del passato, infatti, la normativa richiede che gli investimenti riguardino beni prodotti nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo”.
“Va poi considerato il quadro multilaterale e quello dei rapporti con gli Stati Uniti. In sede Ocse, quando si raggiunse l’accordo per consentire la coesistenza tra la Global Minimum Tax e il sistema americano, si richiamava già la necessità di riavviare un processo internazionale volto a definire una posizione condivisa sulla tassazione delle imprese digitali.
Questo principio – ha aggiunto – è stato ripreso anche nel comunicato statunitense che ha commentato l’accordo Ocse ed è un segnale incoraggiante per la ripresa del negoziato che avrebbe dovuto concludersi con il cosiddetto ‘Pilastro 2’, ma che finora non ha prodotto un’intesa definitiva.
L’Italia è convinta che una soluzione internazionale sia l’unica in grado di garantire stabilità e certezza delle regole in materia di fiscalità internazionale, evitando la proliferazione di misure nazionali disomogenee che rendono complessa l’applicazione per le imprese e possono alimentare tensioni sul piano commerciale, come nel caso dei dazi di ritorsione.
Per quanto riguarda i rapporti bilaterali con gli Stati Uniti, siamo pienamente disponibili e orientati al dialogo, che prosegue in modo costante. La normativa italiana sulla digital tax, infatti, è stata concepita come transitoria e destinata a venir meno con il raggiungimento di un accordo internazionale.
In una fase caratterizzata da forti tensioni commerciali – ha concluso Spalletta -, riteniamo indispensabile mantenere aperto e costruttivo il confronto con il partner statunitense”.

